Shoah

Shoah

[In italiano in fondo al post]

I have visited the Auschwitz-Birkenau concentration camps several times, but each time new emotions crept in through the tears and the silent steps of the new witnesses of the Holocaust, the indirect ones, those who see the remains of what happened and who not only have the privilege of being able to remember but also the duty to do so, for those who died of hunger, gassed, shot, of hardship, of dysentery or after months of torture and experiences that had absolutely nothing scientific or ethical about them.

We are those witnesses.

We are witnesses and memory also means awareness, learning from our mistakes as human beings. This means not being indifferent towards those who suffer, who are discriminated against because foreigners or have a different skin colour, those who are homeless, who are disabled, who believe in another God or are discriminated against because of who they love or how they identify themselves.

To be a witness is to be aware. Being a witness means to learn from the mistakes we did as humankind and to act on a social, political and juridical level to protect the rights of all human beings, beyond the concept of citizenship.

To be a witness of the Shoah means avoiding it to happen again.
It means not being indifferent towards those who TODAY are forced by war, hunger poverty and climate change to face a journey of hope – on small wooden boats or rubber dinghies – that most of the time turns into a journey of death, due to frostbite, asphyxiation, intoxication from inhalation of engine fumes.

Being a witness means not funding autocratic regimes, selling them weapons and giving them funds that they will use to imprison, torture, rape and kill innocent people.

Witnessing means not being indifferent to those who suffer. It means not looking the other way indignantly when we see homeless people in the streets of our cities, perhaps denouncing them and preventing them from finding shelter under porticos or on benches because they ‘deface the urban landscape’.

I could go on and on, but what is the purpose of this day of remembrance that should be every day, as Senator and Auschwitz survivor Liliana Segre says?
Remembering means learning: correcting our mistakes and protecting the weakest, human rights and the dignity of human beings, of me, you, all of us.


Ho visitato più volte i campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ma ogni volta nuove emozioni si insinuano tra le lacrime e i passi silenziosi dei nuovi testimoni dell’Olocausto, quelli indiretti, quelli che vedono i resti di ciò che è successo e che non solo hanno il privilegio di poter ricordare ma anche il dovere di farlo, per coloro che sono morti di fame, gasati, fucilati, di stenti, di dissenteria o dopo mesi di torture ed esperienze che non avevano assolutamente nulla di scientifico o etico.

Noi siamo quei testimoni.

Siamo testimoni e la memoria significa anche consapevolezza, imparare dai nostri errori come esseri umani. Questo significa non essere indifferenti nei confronti di chi soffre, di chi è discriminato perché straniero o ha un colore di pelle diverso, di chi è senza casa, di chi è disabile, di chi crede in un altro Dio o di chi è discriminato per chi ama o per come si identifica.

Essere un testimone è essere consapevole. Essere un testimone significa imparare dagli errori che abbiamo fatto come umanità e agire a livello sociale, politico e giuridico per proteggere i diritti di tutti gli esseri umani, al di là del concetto di cittadinanza.

Essere testimoni della Shoah significa evitare che si ripeta.
Significa non essere indifferenti verso coloro che OGGI sono costretti dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dai cambiamenti climatici ad affrontare un viaggio della speranza – su piccole barche di legno o gommoni – che il più delle volte si trasforma in un viaggio di morte, per congelamento, asfissia, intossicazione da inalazione di fumi del motore.

Essere testimoni significa non finanziare regimi autocratici, vendendo loro armi e dando loro fondi che useranno per imprigionare, torturare, violentare e uccidere persone innocenti.

Essere testimoni significa non essere indifferenti a coloro che soffrono. Significa non voltarsi dall’altra parte indignati quando vediamo i senzatetto per le strade delle nostre città, magari denunciandoli e impedendo loro di trovare riparo sotto i portici o sulle panchine perché “deturpano il paesaggio urbano”.

Potrei continuare all’infinito, ma qual è lo scopo di questo giorno della memoria che dovrebbe essere ogni giorno, come dice la senatrice e sopravvissuta ad Auschwitz Liliana Segre?
Ricordare significa imparare: correggere i nostri errori e proteggere i più deboli, i diritti umani e la dignità degli esseri umani, di me, di te, di tutti noi.

C.

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